Farsesco Lupanare

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simonesalis.com: un blob circa per la quale anche sì perché no, scritto e diretto da Simone Salis sin dal lontano 2008.

MAPPLE (The Simpsons ed Apple)

Puntata dei Simpsons di ieri negli USA.

In pochi minuti viene parodiata tutta la devozione degli utenti Apple.
“It’s filled with dreams and powered by imagination.”
“What can ‘I’ do for it.” riferite all’Apple Cube.
“I can’t afford your products” riferito a tutti i prodotti.
“Completely change the way you do everything” durante un improvviso Keynote di Steve Jobs mentre tutti preparano il portafogli.
Perle impagabili.

Citazione da nerd: il famoso spot “1984″ per il lancio del Macintosh (che potete trovare nel sottostante video YouTube).

 

Sul Formato dei Quotidiani

“Simone, cosa ne dici del nuovo formato de L’Unità?”

Ecco una domanda cui avrei risposto con piacere, se solo mi fosse stata posta.

Non mi piace. Troppo comodo, sembra un free-press. Piuttosto prenderei come esempio la concorrenza diretta de L’Unità: L’Osservatore Romano. È stampato su un pratico foglio formato A1* (anche se hanno in cantiere da tempo di passare al fantastico A0**). Una comodità superba se viaggi in metropolitana: aperto raggiunge l’estensione della Louisiana senza la noia ed il peso della degradazione sociale.

Un giorno un lettore de L’Osservatore Romano ha sbattuto una pagina e c’è stato l’uragano Katrina a New Orleans. Poi un’altra pagina dello stesso giornale è stata usata dagli sfollati come immensa coperta termica e gigantesca abitazione-origami low-cost.

Un interessante spunto per la nuova flotta Alitalia: piega a metà, piega la diagonale, imbarca i passeggeri. Decollo.

Se fossi stato la direttrice Concita De Gregorio, sarei stato donna, direttrice, madre di cento meravigliosi figli avrei puntato sul battere L’Osservatore sul tempo, usando direttamente il formato A(-1), che mi sono appena inventato, piuttosto che il formato da borsetta**. Così facendo, L’Unità sarebbe stata comodamente leggibile da Google Maps. Per i titoli.

 

 

* 59,4*84 cm. Giuro. Su. Dio.
** Cronaca: per dare una rinfrescata alla Cappella Sistina, il Vaticano ha coperto i pavimenti con un singolo foglio de L’Osservatore Romano ed è avanzata abbastanza carta per fare un cappello da imbianchino. Michelangelo usò pagine con i peccati scartati dal Levitico. Se ogni copia de L’Osservatore Romano fosse territorio Vaticano, sai che ICI? No, aspetta… 
*** Daria Bignardi, Intervista Barbarica a Concita De Gregorio: “Diciamolo: è un formato molto femminile, da borsetta”. Ed io che credevo fosse a misura di sospensorio. Bignardi, ne sa una più del diavolo.

5×3 Punti Sull’Abbronzato

Iniziamo col ringraziare Fabrizio Mazzotta per la fantastica vigna, dove ha gentilmente inserito (soggetto: la vigna, non Fabrizio) il mio nome pur essendoci poco di mio oltre al concept.

 

5 Conseguenze Anomale delle Elezioni:

  1. Ratzinger ha citato in giudizio Nostradamus per aver confuso la parola “Papa” con “Presidente”. Poco dopo, gli esperti hanno finalmente decifrato un altro verso centenario del veggente: “Joseph, succede.”
  2. Dopo una trepidante attesa, non ha tardato ad arrivare il commento dell’On. Binetti sull’elezione del neopresidente USA: “Da negro a pedofilo il passo è breve”.
  3. Gelmini, Frattini, La Russa, Bondi, Gasparri e Berlusconi alla fine hanno tifato per Obama. Il mondo è curioso di sapere quale fosse il suo numero di tessera P2.
  4. Roberto Calderoli ha annunciato che, come Veltroni, anche lui curerà l’introduzione per un libro di Obama. Il titolo sarà “Il lavoro rende liberi, Barack”
  5. In serata, Bush ha salutato il popolo americano con una secchiata di aterosclerosi, pretendendo che la CIA arrestasse Obama Bin Laden. Bush ha poi fatto una risata da bipolare dileguandosi nella notte.

5 Motivi per cui McCain ha perso le Elezioni:

  1. McCain ha insistito sul fatto che secondo lui le truppe americane potrebbero rimanere in Iraq anche dieci, cento, mille anni. Ovvero: circa due Vietnam. Anche ragionevole, se vuoi arrivare a imbottigliare petrolio da tavola.
  2. In una famosa intervista, McCain ha ammesso di non ricordare quante case ha. In compenso, ha ricordato di avere due gambe, due braccia, molti soldi e l’Alzheimer.
  3. McCain ha parlato del confine Iraq-Pakistan come se esistesse realmente. Ciò ha insinuato dubbi negli americani, portandoli a credere che fosse serio anche quando parlò degli iracheni come “buddhisti musulmani”.
  4. McCain era in testa ai sondaggi, fino al momento in cui Sandro Bondi ha reso pubblica la sua preferenza per Obama. La stima e la fama di Bondi oltreoceano sono tali che l’opinione pubblica si è immediatamente destabilizzata.
  5. McCain è risalito brevemente nei sondaggi quando una voce di corridoio ha svelato che Obama non ha terminato la classe diversificata prevista per gli immigrati dalla riforma Gelmini-Rice.

5 Punti Cardine del Discorso della Vittoria:

  1. Obama ha annunciato che si integrerà da subito nella Casa Bianca, non appena avrà terminato di frequentare lo Studio Ovale Diversificato.
  2. Obama ha annunciato che accoglierà tutti i presidenti esteri che vorranno incontrarlo: basterà che lascino le loro impronte alla frontiera e che dimostrino di avere un lavoro regolare. “Imprenditore corrotto” non è considerato un lavoro regolare.
  3. Obama ha dichiarato che sarà il presidente di tutti gli americani, soprattutto di quegli “sporchi xenofobi sudisti che hanno votato McCain”.
  4. Obama ha ringraziato prima il popolo americano, poi sua moglie, poi le figlie, poi Rosa Parks la nota dirottatrice di autobus. Proprio per ricordare Rosa Parks, Obama compirà un gesto simbolico dovuto: il primo viaggio alla Casa Bianca in autobus. Ha detto autobus? Intendeva Air Force One.
  5. Obama ha annunciato che combatterà contro tutte le discriminazioni razziali radicate nel Paese, a partire dalla tinta della Casa Bianca.

Dopo YouDem, nasce Facedem

Come sarebbe entrare nel profilo FaceBook di Walter Veltroni?

Visto che oggi piove, visto che recentemente e manco troppo è stato lanciato YouDem, ora le masse hanno bisogno di Facedem e Veltroni, da bravo interprete del popolo, è sempre precursore del pensiero delle masse.
Come contromossa, anche Joseph e Silvio stanno preparando rispettivamente Faciesliber e Facenera (loro in versione iPhone, così da creare un’interfaccia più piccola e discreta incentrata soprattutto sui contenuti).

Click sull’immagine per sbirciare il profilo Facedem di Uolter.

L’Ex Moglie del Ministro

Questa è una recensione teatrale: la versione per ilGrido.org sarà priva quantomeno della sottostante premessa. Qui, invece, riporto tutto al completo. Stiamo parlando dello spettacolo “Ho Perso la Faccia”, in scena al Sala Umberto di Roma sino al 26 Ottobre.

Premessa: lo spettacolo è scritto ed interpretato da Sabina Negri Calderoli, l’ex moglie del Ministro per la Semplificazione Normativa Roberto Calderoli. La Negri Calderoli (mai miglior connubio ho visto tra cognomi) s’è sposata con rito celtico. Poi s’è separata dal marito, ed un giorno si separerà anche dal cognome.

Edoardo, famoso ed anziano chirurgo estetico interpretato da Carlo Delle Piane, scopre che un suo paziente abituale, Tommaso (Alessandro Tedeschi), è l’amante della moglie (interpretata da Sabina Negri Calderoli, anche sceneggiatrice dello spettacolo nonché ex moglie del Ministro Calderoli).

Tommaso, oltre ad essere un giovane attore di fiction e modello per calendari, è anche la causa della separazione tra l’attempato chirurgo e sua moglie. Il medico cade in preda ad una sindrome di Frankenstein: alla prima occasione sceglie, con fini vendicativi, di scambiare le proprie sembianze con quelle del virgulto Tommaso.

L’intero spettacolo s’incentra sugli equivoci generati da questa trasformazione attraverso cui l’autrice vorrebbe “dissacrare l’Italia dei fuoristrada” e “riflettere sul ruolo della bellezza nella nostra società”, partorendo un testo “sbalorditivo sul piano dell’umorismo”. 

Ebbene, non ci riesce. Analizziamo i perché.

Quando un’opera risulta priva di una morale che ne giustifichi l’esistenza, quantomeno ci si rifugia nella forma che, nello specifico, dovrebbe essere la comicità. Al contrario, durante le battute di Ho Perso la Faccia i tempi umoristici sono così mal calcolati (e i termini talmente inadeguati) che risulta difficile anche far comodamente ricadere l’intero onere sugli attori. Le falle, dunque, nascono dal testo. Come se non bastasse, gli interpreti si allineano su intonazioni sempre uguali e monocorde, da pulpito. Unica eccezione: le variazioni tonali di Silvano Piccardi (che interpreta un collega del chirurgo, protagonista assieme all’infermiera di Erica Blanc), consone più al mondo del doppiaggio a cui appartiene, che non al teatro. Il risultato? La risposta del pubblico alle battute sono risate più di circostanza che sane e spontanee.

Durante lo spettacolo incontriamo anche Felice Casciano nei panni del manager ed amante gay di Tommaso. Si possono intuire gli intenti dissacratori ma un personaggio costruito con tanta leggerezza, più checca che omosessuale, rimane una caratterizzazione debole e superflua, che non insinua nello spettatore spunti di riflessione ma si limita ad essere uno sfottò senza portare ad altro se non al rafforzamento dello stereotipo stesso. “Vallo a trovare un manager che non sia frocio o magnaccia”, si sente pronuncuare durante lo spettacolo. Ottima critica, se solo non fosse fine a se stessa o persino cancellata dall’unica peculiarità del personaggio: rendersi ridicolo e frocio attraverso infinite moine e “Pucci Pucci”.

In assenza di scenografie (semplici strutture cubiche roteanti), che aiutino l’immaginazione dello spettatore, la nota positiva dello spettacolo si trova con sorpresa nelle ottime musiche originali, delicate e spiritose, composte ed orchestrate da Pericle Odierna. Le sue melodie valgono la pena di essere ascoltate.

Questa Sera Cose Turche

Questa Sera Cose Turche, recensito per ilGrido.Org, in scena al Teatro dei Satiri di Roma fino al 26 Ottobre.

Tre donne si conoscono casualmente in un diwan (la sala relax di un bagno turco) ed iniziano un dialogo tragicomico sul loro rapporto con gli uomini, siano essi compagni o mariti. Non è un semplice cicaleccio sugli stereotipi tra mondo femminile e il mondo maschile, ma un pungente scambio di battute ognuna delle quali, dietro una risata, nasconde piccole verità.

Una donna non proprio attraente che sembra poco presente a se stessa (Rossana Carretto), una responsabile del “reparto rughe” di una profumeria (Alessandra Sarno) ed una moglie ormai solo per inerzia (Pia Engleberth) discutono con ritmo incalzante degli uomini che infestano le loro vite, senza i quali però non potrebbero sopravvivere. 

Se ne prendono gioco tramite l’assurdo ed il grottesco. L’unico che si salva dai loro giudizi è Misha il Mago della Mesha, parrucchiere la cui omosessualità è l’anomalia che gli permette di comprendere il sensibile animo femminile. Da una donna non ci si aspetta un linguaggio così allusivo da far crollare tutti i taboo sessuali mentre Questa Sera Cose Turche è un dialogo diretto, dove la verità ha un solo grado di separazione con lo spettatore: il filtro di una comicità grottesca che diverte senza mai scadere.

Le continue allusioni simboliche e verbali al fallo virile fanno pensare ad un tipo di donne non proprio indipendenti dalle loro controparti maschili, non così determinate ed autosufficienti come vengono delineate in alcune opere moderne. Piuttosto, emerge il conflitto interiore che vivono nel dover scendere a compromessi con questo necessario legame. Ed ecco che lo stesso organo maschile diventa un mantra ipnotico recitato dalle protagoniste: “Fallo, Fallo, Fallo” ripetono prima che la più anziana le scuota, richiamandole a maggior dignità. Per opposto, le stesse protagoniste manifestano odio verso chi svilisce il loro esser donna, ripetendo il mantra irriverente “Vacche, Troie, Puttane” verso le veline di Enzo Iacchetti e Giorgio Centamore (rispettivamente regista ed autore dello spettacolo, uno conduttore e l’altro autore di Striscia la Notizia).

Lo spettacolo, rivolgendosi ad un pubblico da cabaret in stile “Zelig” e “Colorado Cafè”, ha dalla sua tre attrici definite, forti anche delle loro esperienze in ambiti simili (Alessandra Sarno ha partecipato a “Convenscion”, Rossana Carretto viene da “Colorado Cafè”, Pia Engleberth da “Zelig”). Il supporto della scenografia e delle musiche si limita a creare lo sfondo adatto per giustificare i dialoghi e la situazione, risolvendosi in textures leopardate, zebrate, esagerate, “turche”, quasi come in un harem in cui le donne sono solo un accessorio disperato per gli uomini. Il risultato è una commedia che s’incentra sul divertimento per il gusto di farlo, inserendo un secondo piano di lettura per gli osservatori più volenterosi.

Singles

Ecco la recensione di Singles (sempre per ilgrido.org), in scena fino al 12 ottobre al Teatro Sala Umberto di Roma e dal 21 ottobre al 16 novembre al Teatro Gioiello di Torino.

Dopo un discreto successo in molti paesi europei tra i quali la Francia, patria degli autori David Talbot e Rodolphe Sand (quest’ultimo anche regista), Singlestorna in scena in Italia alla Sala Umberto di Roma fino al 12 ottobre.

La commedia racconta delle disavventure di tre amici, ognuno alla dispera-ta ricerca della dolce metà. Il pubblico è proiettato nelle esperienze della non troppo attraente bibliotecaria Giuliana (Alexia Murray, da Distretto di Polizia 4 e “Gangs of New York”), del copywriter ed attore per passione Bruno (Gabriele Pignotta, attore, autore e conduttore per Sky) e dello stu-dente di biologia segretamente innamorato di Giuliana, Antonio (Nick Nico-losi da Distretto di Polizia 4).

Dopo essersi incontrati all’ennesimo matrimonio di uno dei loro ex fidanzati, il trio decide di dedicarsi alla ricerca di un partner che cambi radicalmente la loro vita: iniziano a frequentare palestre, locali e persino escursioni riser-vate ai singles. L’intero spettacolo si svolge attorno a situazioni comiche, create per rappresentare ironicamente, talvolta con sarcasmo, il mondo dei cuori solitari: “single per scelta” convivono con “single causa forza maggiore”, a volte scoprendo che l’unione fa la forza.

In un corpo scenografico essenziale, con pochi, semplici pannelli bianchi si alternano quindici quadri decisamente diversi tra loro, messi in risalto dalle scelte d’illuminazione: fredda, diffusa e poco intensa la luce per il campeg-gio; luminosa, colorata, con decorazioni led per la discoteca; calda ed av-volgente per gli interni serali. In pratica, l’intera scenografia è costruita dall’illuminazione e dai sottofondi ambientali sempre presenti, anche duran-te i dialoghi. I tempi incalzanti ed il gran numero di scene portano alla mente lo stile di Love Bugs (sit-com concepita però dopo la produzione dello spettacolo, datata 2001). Piccolo cammeo per Paola Cortellesi, che si presta ad una breve incursione vocale d’inizio spettacolo.

Una commedia divertente con ritmi frenetici sulla necessità di cercare, creare e curare relazioni intime. Due ore di humour sulla fobia del rimanere soli, forse peggiore dell’effettiva solitudine.

Casalinghi Disperati

Ecco la mia recensione (per ilgrido.org) dello spettacolo Casalinghi Disperati, in scena fino al 12 ottobre al Teatro De Servi, di Roma.

Quattro uomini, con apparentemente poco in comune, vivono dolori e gioie di una convivenza al maschile, imposta dalle loro precarie situazioni economiche. Attilio (Mauro Serio, attore che spazia da Shakespeare a Mamet) è un professore di filosofia tradito dalla moglie; Luigi (Nicola Paduano, dal programma televisivo “Bastardi”) è un adone infedele abbandonato dalla matura compagna; Alberto (Roberto D’Alessandro, fondatore de “I Picari”) è un padre tanto premuroso quanto tormentato, come Giulio (già in scena al fianco di Gigi Proietti e Lina Wertmüller), gay tardivo e padre involontario.

Quattro uomini, con apparentemente poco in comune, vivono dolori e gioie di una convivenza al maschile, imposta dalle loro precarie situazioni economiche. Attilio (Mauro Serio, attore che spazia da Shakespeare a Mamet) è un professore di filosofia tradito dalla moglie; Luigi (Nicola Paduano, dal programma televisivo “Bastardi”) è un adone infedele abbandonato dalla matura compagna; Alberto (Roberto D’Alessandro, fondatore de “I Picari”) è un padre tanto premuroso quanto tormentato, come Giulio (già in scena al fianco di Gigi Proietti e Lina Wertmüller), gay tardivo e padre involontario.

Gli autori offrono un punto di vista alternativo sul delicato tema della separazione. L’ottica questa volta è dalla parte dell’uomo, con tutte le esigenze che ne conseguono: cercare una nuova abitazione, far fronte ad assegni di mantenimento ed accettare l’impossibilità di vivere a contatto con i propri figli. Dal divorzio visto come personale sconfitta sino ai turni per le pulizie, la chiave di lettura è sempre comica. Il pubblico ride per la sproporzione tra la classica figura maschile ed i compiti strettamente “femminili” cui i personaggi devono far fronte, verso i quali (pulire, cucinare, far la spesa, cucire) risultano inevitabilmente goffi ed inadeguati. In realtà, oltre a questo vistoso conflitto, i protagonisti sviluppano un legame emotivo più femminile di quanto venga esaltato durante l’interpretazione. È il gioco di squadra che li rende forti, ed il supporto reciproco sarà la chiave di volta per superare tutti i traumi legati al divorzio. Questo è probabilmente l’unico e il più forte richiamo alla serie tv cui il titolo fa riferimento (“Desperate Housewives”).

Scenografie realistiche, ben costruite, calibrate sulla discrezione necessaria ad esaltare più la recitazione che l’ambiente in cui si svolge. Il dialetto napoletano (di Roberto D’Alessandro e Gianni Cannavacciuolo) viene bilanciato con intonazioni da fiction televisiva (Nicola Paduano). Equilibrati anche i personaggi, con l’ormai classico gay che offre molte soluzioni brillanti, pur non scadendo mai nel ridicolo.
Casalinghi disperati diverte grazie ai classici spunti delle commedie brillanti, salvo l’occasionale ricorso a giochi di parole che aggiungono puro peso comico, senza umorismo. Uno spettacolo gradevole dall’inizio alla fine, che raggiunge l’obiettivo: divertire analizzando il momento evolutivo dei rapporti di coppia e delle relative conseguenze.

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